Sappiate che se caga, caga



Pucciosità gratis

La sensazione di normalità che da il fare la riunione con le maestre è pazzesca. Certo, noi abbiamo dovuto parlare comunque delle nostre solite cose non ordinarie, però, come successe già per l’asilo, la sensazione è stata piacevole. Per chi fosse arrivato qui da poco, Tommi ha fatto circa 6 mesi di asilo due anni fa, quando stavamo ancora a Vigevano e vanta ben 9 presenze, più o meno.
 Come capita a tutti i bambini il primo anno di asilo, si ammalava spesso. Il problema è che a lui, quel che ad un qualunque bambino dura 3 giorni, lo tiene in ballo 2 settimane e, se butta male, ci scappa pure il ricovero. Comunque, senza arrivare al ricovero, perdeva un sacco di terapie per via del continuo malessere, quindi alla fine abbiamo fatto una bella lista rischi/benefici e l’abbiamo tenuto a casa. Giusto un paio di mesi prima dell’inizio della pandemia, quindi alla fine sarebbe successo lo stesso. Precursori praticamente.

LA RIUNIONE A SCUOLA

Davanti a noi c’erano 6 persone, tutte molto disponibili e propense all’ascolto. Ed essendo io un logorroico, è stato un ottimo punto di partenza. Quattro erano maestre, quelle delle quinte di quest’anno, papabili insegnanti di Tommi l’anno prossimo e due erano i responsabili dell’inclusione nella scuola. Dopo i convenevoli, abbiamo cominciato a descrivere Tommi, parlato delle sue peculiarità e necessità. Mi sono sembrati tutti molto attenti e partecipi e desiderosi di fare il meglio per Tommi, quindi la chiacchierata è filata via liscia.
Abbiamo parlato a lungo del fatto che per Tommi vorremmo un’insegnante di sostegno preparata e non una maestra di storia e geografia, senza cattedra, che accetta il ruolo per non stare a casa. Questo è un punto sul quale non cederemo. Tommi non andrà a scuola per imparare il colore del cavallo bianco di Napoleone o a fare le addizioni; avrà un programma a parte, preciso, mirato, su misura e ci va qualcuno sul pezzo. Diversamente, per mandarlo a scuola solo per fargli passare 4 o 5 ore lontano da casa perché la persona chiamata a seguirlo non è del mestiere, resta con noi a prendersi le coccole e ci guadagna in salute non prendendo germi. Anche perché altrimenti tornerebbe in auge il discorso che abbiamo fatto per l’asilo: rischi/benefici. Rischiare dei ricoveri e saltare le terapie giusto per il gusto di dire “Tommi va a scuola” anche no. Loro, anche su questo argomento, mi sono sembrati disponibili e aperti. Pare si possa parlare anche, in periodi specifici e particolari, di avere l’insegnante di sostegno direttamente a casa.
Altro punto focale è l’assistenza infermieristica. Tommi arriverà a scuola con le peg in funzione e il personale scolastico non è autorizzato a toccarla. Quando finisce la pappa deve prendere le medicine e va fatto lo sciacquo. Abbiamo avuto rassicurazioni anche da questo punto di vista. Ultimo ma non ultimo: il pannolino. “Sappiate che se caga, caga. Ed è diarrea, perché mangia solo liquidi”.
Insomma, la riunione a scuola è andata bene. Siamo positivi.

Stessa spiaggia, stesso mare

IL MIO LAVORO STAGIONALE

Come vi avevo anticipato, per via del fatto che non siamo ancora riusciti a vendere la casa a Vigevano, ho dovuto fare in modo di essere sicuro di poter pagare il mutuo una volta che ripartirà ad agosto, per poter rimanere a Cattolica. E quale miglior cosa di andare a lavorare? Cioè, non che io non lavori già, lo sapete, sono un libero professionista, creo contenuti per il web, ma mantenere due case è qualcosa per la quale non siamo davvero attrezzati. Così, dopo anni, ho scritto un curriculum, ne ho stampate una buona quantità di copie e mi sono fatto il giro degli hotel di Cattolica nella speranza di trovare un’occupazione stagionale. Non ci è voluto molto, un giorno e mezzo. So che tanti albergatori si stanno lamentando del fatto che non si trovino lavoratori stagionali, ma vi posso assicurare, avendo approfondito “l’argomento contrattuale” con un paio di tizi ai quali ho portato il curriculum, che non è proprio tutta colpa della mancanza di voglia di lavorare. Cioè, i cari vecchi fancazzisti esistono ma, vi assicuro, che certe proposte la voglia di lavorare te la fanno passare. E anche certi albergatori, che ti accolgono con un sorriso meraviglioso, per poi cambiare espressione e passare da “titolare” a “padrone” quando capiscono che vuoi lasciare un curriculum. Gente che non sa dove sta di casa l’umiltà e si merita di non trovare personale. Io, per dire, ho un curriculum che parla di quindici anni di caffetteria, sei di turismo in ruoli differenti e vi assicuro che so raccontarmi in modo interessante e convincente, ma un paio di tizi sembravano proprio divertirsi a trattare un quarantenne, padre di famiglia, come un ragazzino senza storia alle spalle, al quale “forse” far fare una prova per pietà. E io quelli così li saluto quasi subito, perché tanto lo so che li manderei a cagare il secondo giorno di lavoro e finirei per perdere solo tempo.
Comunque ho incontrato anche brava gente. Un paio, non avendo bisogno direttamente, hanno anche fatto delle telefonate per aiutarmi, disponibilissimi. Gli auguro un sacco di ottimi affari quest’estate.
E infine ho trovato. Loro non sanno chi sono ed è la condizione perfetta per lavorare senza nessun tipo di problema. Sanno di Tommi, del motivo per il quale cercavo lavoro e del fatto che sono un libero professionista di un altro settore, ma non sanno di Diario di un padre fortunato. E non ho intenzione di farglielo sapere. Motivo per il quale non dirò a nessuno dove lavorerò, anche se me l’avete chiesto in parecchi per venirmi a fare un saluto. Facciamo così, se capitate ospiti nell’albergo in cui lavoro, vincete un aperitivo con noi. Ci state? Inizio intorno al 20 giugno.

GLI ESAMI DELLA MAMMA


Come vi avevo detto nell’ultima pagina di diario, la mamma ha avuto un piccolo qui pro quo con il cuore e abbiamo dovuto approfondire. Bene, l’esame la mamma è andata a farlo martedì scorso e, vi dico subito, perché a me non mi piace fare le cose in stile Barbara D’Urso, che va tutto bene. Il nostro errore di non chiamare l’ambulanza le è costato un nuovo cazziatone, ma le hanno fatto anche dei complimenti per le coronarie. Dice che non sembra nemmeno una fumatrice. Purtroppo, per colpa della protesi al seno, non sono riusciti a guardare una parte di cuore che sarebbe stata meglio vedere. Superman non vede attraverso il piombo e l’ecografo attraverso il silicone, a quanto pare. Per chi si fosse perso un pezzo e si stesse facendo delle domande rispetto alla protesi della mamma: durante la pubertà, scoprì di avere una malformazione alla ghiandola mammaria sinistra. In soldoni, aveva solo il seno destro. Cominciò ad evitare di andare in piscina o al mare con gli amici e a partecipare a qualunque cosa richiedesse un abbigliamento che avrebbe lasciato intuire ciò per cui si vergognava. Nel tempo prese coraggio e decise di affrontare la questione di petto (li gioco di parole è molto carino, ma non voluto), ma finì per scontrarsi contro il muro dello sfottò becero di cui sono campioni mondiali certi adolescenti. Dai 16 ai 18 anni, per lei, fu un incubo. Mentre viveva quell’incubo, però, cominciò a fare dei lavoretti e a mettersi via dei soldi che, una volta raggiunta la maggiore età e con un’aggiunta da parte suoi genitori, investì in un intervento di mastoplastica additiva al senso sinistro e uno di mastoplastica riduttiva a quello destro. Almeno siete tutti aggiornati sul perché ha la protesi e non sarò costretto a leggere commenti stupidi sulla chirurgia estetica, ché lo so che tra di voi si annida qualche fenomeno con la testiera più veloce del west e preferisco prevenire che curare.

Felicioni

VITA DA SPIAGGIA

Siamo felici di annunciarvi che abbiamo cominciato a fare le nostre passeggiate in riva al mare. Per il momento, l’unico sul quale si nota l’effetto del sole è Tommi ed è quindi in testa nella corsa alla tintarella, ma ride bene chi ride ultimo. Quindi vedremo quando, fra qualche settimana, saremo tutti neri, e lui invece, per il fatto che sta sempre seduto, sembrerà un Ringo: scuro da un lato e chiaro dall’altro (come tutte le estati).
Era da ottobre 2020 (quando ci siamo trasferiti) che aspettavamo di poter cominciare a camminare a piedi nudi sulla sabbia ogni qualvolta ce ne fosse venuta voglia e finalmente sta succedendo. Uno dei desideri che hanno portato a questo cambio totale di vita, sta prendendo forma. Tommi rilassato sulla carrozzina a respirare lo iodio e io e la mamma che lo spingiamo a turno, guardandoci intorno e respirando a nostra volta. Come se fossimo ossigeno l’uno per gli altri. Perché in fondo cos’è la vita se non un continuo tentativo di respirare per poter avere la forza di respirare ancora? Quindi tanto vale circondarsi di ossigeno. Anche perché, fateci caso, la formula chimica dell’ossigeno è una “o” che non è nient’altro che un cerchio. E all’interno di quel cerchio, noi ci sguazziamo, respirandoci a vicenda.

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Commenti

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