Come le patatine nel sacchetto

È successo di nuovo: ho messo un pelo da parte le pagine di diario. Mea culpa gente.
Il fatto è che con tutte queste nuove modalità di racconto che stiamo sperimentando (i libri, le stories, i reel, i video su youtube) alla fine resta davvero poco da dire e rischierei di ripetermi, così sono costretto ad aspettare che succeda qualcosa di succoso, che non ci permetta di fare video o altro (tipo questi 6 giorni con Tommi intubato in terapia intensiva) per riprendere in mano il diario.

Ormai lo sapete: Tommi "non vede" una camera di ospedale da un anno e mezzo, da quando ci siamo trasferiti al mare. Abbiamo fatto una volta un salutino in PS - di quelli volanti, tipo inchino delle navi di passaggio, ma in zone senza scogli, che non tutti i Francesco sono dei pistola - ma nulla di più. A sto giro però abbiamo recuperato, pescando la carta imprevisto e finendo direttamente in terapia intensiva senza passare dal via, e senza nemmeno ritirare le venti mila lire. 


LA SORPRESA ALLA NONNA

È iniziato tutto due domeniche fa, quando abbiamo deciso di andare dalla nonna, a Vigevano, e farle una sorpresa. Lei avrebbe dovuto operarsi, togliersi la cistifellea per via dei calcoli che stavano stipati come i ragazzini in disco la domenica pomeriggio prima del covid. E la sorpresa è pure riuscita eh... la nonna era felicissima, l'abbiamo accompagnata in ospedale, fatto gli auguri e saremmo dovuti andarla a prendere il giorno dopo, data delle dimissioni previste. E invece no. A Tommi è venuta la febbre e abbiamo anticipato il ritorno a casa a mercoledì. Sulla chat di classe è venuto fuori che anche alcuni suoi compagni stavano messi molto bene in fatto di salute e abbiamo fatti due più due. Quattro giorni di scuola in presenza, dopo 3 mesi di domiciliare, e già l'avevamo preso dove non batte il sole (il virus intendo eh...). Il problema è che i suoi compagni sono bimbi mediamente in salute, quindi per quanto possano essere stati male, sono rimasti a casa loro, Tommi è fragilissimo. Tommi finisce in ospedale. O, come in questo caso, in terapia intensiva per direttissima. 

PRONTO SOCCORSO

Quando siamo arrivati all'ospedale di Rimini, non ci aspettavamo quel che è successo.
«Lo portiamo in terapia intensiva, anche abbastanza in fretta» hanno detto. 
«Addirittura?»
Una volta nel reparto, il medico responsabile mi ha preso da parte e mi ha comunicato la necessità di intubarlo, perché gli spasmi polmonari erano importanti e bisognava tutelare il polmone già abbastanza compromesso. Inoltre, continuando a respirare così come stava facendo, con quel ritmo, a quella velocità, rischiava di stancarsi ed esaurirsi muscolarmente. E le cose poi sarebbero precipitate. Insomma, quella era la minestra e, poco più in là, se avessimo preferito, c'era la famosa finestra dalla quale saltare. 
Inizalmente non eravamo tranquilli, memori di tutto ciò che avevamo già passato mille e una volta, quando c'era di mezzo la terapia intensiva. Tommi l'abbiamo già "preso per i capelli" un numero discreto di volte e quel giorno, i segnali che avremmo potuto ripetere l'esperienza, c'erano tutti. E quando si tratta di bimbi come Tommi, è difficile dire se la presa sui capelli, questa volta, sarà salda abbastanza. Ne sono pieni i cimiteri di prese poco salde sui capelli, anche per colpa di nessuno... se non del destino. 
Quando i dottori hanno notato che serviva il tira acqua per raccogliere le lacrime di Valentina, ci hanno preso da parte insieme e ci hanno spiegato che si trattava di una scelta precauzionale. Non lo stavano intubando perché era messo malissimo, ma solo per evitare che finisse in quella condizione nel giro di poco. E poi tutti amici come prima, senza titoloni e troppo cinema. Insomma, come se avessero fatto manutenzione alla benedetta pila 9 del ponte Morandi. Quello non sarebbe venuto giù, ci saremmo evitati una tragedia, e ad oggi non avremmo il viadotto Genova San Giorgio, con buona pace di Renzo Piano.
E allora ci siamo tranquillizzati.

LA TERAPIA INTENSIVA

Di giorno stavamo insieme e la notte la facevamo a turno. Sempre presenti h24, giornaliero fisso nel parcheggio dell'ospedale. In questi giorni ci hanno comunicato che siamo diventati azionisti di maggioranza della società che lo gestisce. Scherzi a parte, per fortuna il giornaliero costa 3 euro. Poteva andar peggio: potevamo essere ricoverati al Niguarda di Milano e pagare 35 euro al giorno. Mi raccomando, se andate lì, puntate al parcheggio sud, l'unico con tariffe non da denuncia. Se trovate posto. 
La cosa bella della terapia intensiva è che impari un sacco di cose nuove, il primo giorno, per esempio, è entrato il medico e ha chiesto all'infermiera se Tommi si fosse canalizzato. 
«Si, ha la peg» ho risposto io d'istinto. Il dottore, uno di quelli impostatissimi, che si girano verso di te come il Batman di Michael Keaton degli anni 90 (con busto e testa coordinati, come quando hai il torcicollo), mi ha guardato e mi ha detto «stiamo parlando di feci». L'infermiera si è messa a ridere e io, che quando incontro qualcuno un pizzico ingessato, mi diverto a calcare la mano, ho detto «Ah... insomma le ha chiesto se ha cagato». Ovviamente Valentina mi ha guardato malissimo, che lei ste cose non le sopporta, ma devo pur averlo qualche difetto, no? Mica posso essere splendido splendente senza macchia alcuna. 
«Si, il nostro è un termine più elegante» mi ha risposto senza perdere un pizzico del suo aplomb il dottore, che da ora chiameremo il dott. Keaton. Quando è uscito dal nostro "box" (così si chiamano le stanzette in terapie intensiva), l'infermiera si è fatta una risata con me, confermandomi che il dottore, in reparto, è molto serio, ma in realtà è tanto alla mano, quanto competente. Il dott. Keaton è uno di quelli bravi, insomma. E, non per spoilerare, ma dopo una settimana di terapia intensiva, posso confermare. 
Non c'è molto da dire sulla settimana in sè, perché noi alla fine eravamo abbastanza tranquilli, Tommi sereno perché riposava e non è che al netto dei fatti sia successo granché. C'era da gestire il tempo e il cuore, quello sì, ma sono cose in cui non siamo secondi a nessuno. 
Domenica l'hanno estubato e l'abbiamo rimesso sulla carrozzina. È stato il dott. Keaton a proporlo.
«Lo mettiamo un po' seduto?» ci ha proposto entrando nel nostro box.
«Certo! Lui sta meglio seduto» gli ha risposto Valentina e ha aggiunto «però dobbiamo mettergli un pannolino, per sicurezza». 
L'occasione era troppo ghiotta e sono intervenuto «Eh si dottore, anche perché se si canalizza sulla carrozzina è un casino...» è seguito un lunghissimo istante di silenzio, poi il dott Keaton ha ceduto e si è unito alla risata generale. 
In pediatria ci siamo andati il martedì successivo, con Tommi quasi completamente a posto. 



IN PEDIATRIA

Siamo saliti convinti che io sarei dovuto andare a casa, e invece ci hanno permesso di restare in due, però per la notte avrebbe dovuto fermarsi sempre la stessa persona. Ovviamente il biglietto l'ha vinto la mamma, che in pediatria di solito c'è maretta e io sono guerrafondaio. Invece devo dire che abbiamo trovato un reparto splendido sia esteticamente che a livello umano. Esattamente come in terapia intensiva. Forse siamo stati fortunati e non c'erano in turno quelli stronzi, per carità. Chi può dirlo. Se ricapita, vi saprò dire.  Mentre scrivo, ci hanno appena confermato che faremo qui ancora una notte. Usciamo domani, che per noi è venerdì. Saturazione permettendo. 

NEL FRATTEMPO IN QUESTI GIORNI

Mentre eravamo ricoverati sono successe un po' di cose, tipo che  DeAgostini ha aperto il pre order del mio prosismo libro in uscita il 19 aprile 2022: IO E IL DRAGO, STORIA DI TOMMI RACCONTATA DA TOMMI. Esatto, raccontata da Tommi. Ai vostri figli, oltretutto. Perché è un lilbro dai 9 anni in su. Quella che ho raccontato nei libri precedenti è prevalentemente la mia storia, il punto di vista è il mio e basta. Questa è la storia di Tommi, non c'è nulla di quanto riguarda me, solo ciò che riguarda lui. Gli eventi che abbiamo vissuto insieme sono gli stessi, sicuramente, ma cambiando il punto di vista cambia quasi tutto.  Per gli adulti che hanno letto i primi due potrebbe essere interessante sentire "la versione di Tommi". O leggerlo insieme ai propri bimbi.
PRENOTALO  a questo link o nella tua libreria preferita. 

IN CONCLUSIONE?

Eh... niente, abbiamo sfangato anche questa.  In questi giorni in terapia intensiva, però, nonostante la tranquillità media generale, ci ho pensato al giorno in cui finiremo per non sfangarla. Perché lo sappiamo che prima o poi arriverà, c'è poco da dire o da fare. Molti bambini con le caratteristiche di Tommi se ne vanno proprio con una polmonite improvvisa, dall'oggi al domani. E... e niente. Meglio non pensarci, che tanto il domani, per quanto nefasto, non cambia il nostro oggi. Pronti a sfangarla, senza metodi, senza regole, ogni volta in un modo diverso, ma altrettanto efficace. Come la patatine nel sacchetto: tutte diverse, ma buone allo stesso modo. Il segreto? La preparazione. 

Se ti piace quello che faccio e vuoi aiutarmi a proseguire sappi che da questo sito io non guadagno nulla. Clicca sulla tazzina e offrimi un caffè.



Commenti

  1. Forza Tommaso che anche stavolta al drago gliela hai messo in quel posto 🤞🤞🤞💪💪💪💪❤️❤️❤️❤️❤️

    RispondiElimina
  2. Tommi , mamma Vale e Francesco vi amiamo tanto grazie di esserci.

    RispondiElimina
  3. Vi seguo con tanto affetto ♥️

    RispondiElimina
  4. Vi si vuole bene ❤️ Ho finalmente ordinato il terzo libro, sono certa sarà bellissimo come i primi due. Vi abbraccio forte ❤️

    RispondiElimina

Posta un commento

Post più popolari